by Roberto Binda, Argonauta Magazine

Lupa Santiago 4teto / Ubuntu (Soundfinger) CD

capa_ubuntu (2)Quando si pensa alla musica brasiliana anche in ambito jazzistico la mente é portata comunque ad associarla alla samba e alla bossa nova nonostante una molteplicità di artisti abbiano nel tempo cercato di superarne gli steccati di genere grazie a esperienze legate ai sempre più frequenti viaggi fuori dai confini nazionali e allo scambio con musicisti provenienti da diversi background. E’ sicuramente il caso del chitarrista Lupa Santiago e il 4teto composto dal pianista Leandro Cabral, appena trattato su queste pagine, il bassista Bruno Migotto e il batterista Alex Buck che della collaborazione con il trombonista Ed Neumeister hanno fatto uno speciale e unico linguaggio sonoro in grado di abbattere antiche idee stereotipate.

La complessità dei fraseggi tra due strumenti raramente accostati come la chitarra e il trombone, la versatilità del pianismo di Cabral unita a una ritmica puntuale e mai banale fanno di queste composizioni un viaggio creativamente appassionante, in bilico costante tra improvvisazione e scrittura rigorosa. Dalle tracce più libere e poliritmiche firmate da Santiago (Probably Maybe, Enfirm SUS) a quelle più influenzate da un approccio “europeo” al Jazz di Neumeister( Dauphine, Night Eyes, Two for Eleven, Eco System) fino all’unica gemma di Cabral (Trails) il disco è giocato sull’interplay spesso imprevedibile fra gli strumenti creando un’identità musicale invidiabile.

“Ubuntu” in lingua Bantù significa benevolenza verso il prossimo, unione e condivisione. Ubuntu é filosofia di vita perchè “Io sono perchè noi siamo”, aprendosi così all’importanza del collettivo piuttosto che a quella del solista, rivelando l’intento nel titolo di questo nuovo lavoro del chitarrista di Sao Paulo il fine più nobile della sua musica, che é quella di includere ed aprirsi allo scambio per arricchirsi, rinnovarsi e continuare a generare emozioni.


Leandro Cabral Trio / Alfa (Universal) CD 

lc3_alfa_coverIl giovane pianista, compositore e arrangiatore  paulista Leandro Cabral, dopo svariate collaborazioni con importanti artisti carioca contemporanei come Seu Jorge, Ed Motta, Maria Rita e un disco d’esordio nel 2015 dal titolo “Sobre Tradição” totalmente composto da riletture eseguite in quartetto, arriva finalmente alla maturità compositiva con “Alfa”, album registrato nella perfetta formula del trio con il bassista Sidiel Vieirae il batterista Vitor Cabral. Escludendo due classici di Antonio Carlos Jobin come Otra Vez e Inùtil Paisagen e la bossa Rapaz de bem di Johnny Alf il resto appartiene all’estro e alla creatività del pianista brasiliano capace di plasmare un suono unico, con un’attenzione e una cura per i dettagli sopraffina, abbinata ad un gusto per la varietà ritmica che attinge alla tradizione Afro-Bahiana, utilizzandone ritmi spesso inusuali come il Vassi o l’Ijexa. Registrato in presa diretta  sfruttando la meravigliosa acustica del teatro Alfa di Sao Paulo la musica del trio fluisce in maniera naturale, unendo un impeccabile tecnica strumentale ad una cura  per i timbri degli strumenti, eccezionale. In queste dieci composizioni nulla é lasciato al caso, tutto é misurato e viaggia su un mirabile equilibrio tra gli elementi, dove anche e sopratutto il silenzio gioca un ruolo determinante creando una sorta di spazio da abitare secondo quell’estetica del vuoto tanto cara alla filosofia orientale.

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